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Il palazzo municipale
una architettura tipica dell’inizio del secolo, dall’aspetto ricercato, con uno stile vicino alla tarda tradizione neoclassica.
All’interno, le pareti dell’edificio ospitano una mostra permanente di documenti e strumenti per pesare appartenenti alla collezione del Museo della bilancia.

Piazza della Bilancia
Inaugurata l’11 dicembre 1993, sorge sull’area occupata un tempo dalla ditta Crotti Bilance e si propone come luogo di incontro, di residenza e di lavoro. Il ricordo delle passate attività di costruzione di strumenti per pesare riemerge nel nome stesso della piazza, permettendo una riappropriazione delle radici storiche locali. Dalla collaborazione tra ente locale e costruttori, che ne hanno permesso la realizzazione, è nata l’idea di abbellire la piazza con l’intervento di artisti la cui fama travalica i confini nazionali. Nella piazza, Luigi Veronesi, pittore astrattista, e Raffaele Biolchini, scultore, hanno rispettivamente realizzato il disegno della pavimentazione e la fontana che coniuga un elemento naturale come l’acqua con bronzi riproducenti foglie ed animali, simboli di peso e misura.

Il Museo della Bilancia,
unico di questo genere in Italia, documenta la storia della pesatura e della misura dall’epoca romana ai giorni nostri: bilance, bascule, stadere e un ricco patrimonio documentario costituito da manifesti, cataloghi, stampe originali e riproduzioni fotografiche di materiali d’epoca. Il Museo si inserisce direttamente nella realtà produttiva del territorio, di cui è memoria storica e centro propulsore per la conoscenza storica, tecnica e scientifica.
Museo della Bilancia SEDE ESPOSITIVA: Via Garibaldi 34/a 41011 Campogalliano (Modena) – Italy
SEDE DIREZIONE E UFFICI: Piazza Vittorio Emanuele II 1 41011 Campogalliano (Modena) – Italy Tel.(0039) 059 527133 (sede espositiva), 059 899422 (uffici) Fax. (0039) 059 899422 E-mail: info@museodellabilancia.it Campogalliano: Città della Bilancia
Il Museo si inserisce direttamente nella realtà del territorio, di cui è al contempo memoria storica e centro propulsore per la conoscenza storica, tecnica e scientifica. Da qui è breve il passo che porta al coinvolgimento dell’intero tessuto connettivo urbano, tanto da sollecitare la denominazione di Campogalliano: Città della Bilancia, come il visitatore potrà leggere nel saluto di benvenuto all’ingresso del paese.

Il Ponte della Barchetta
Via Magnagallo est, Campogalliano.
All’inizio del 2000 è stato inaugurato il nuovo ponte che unisce le due sponde del fiume Secchia collegandosi alle zone di maggior pregio del parco fluviale. Da secoli esisteva un collegamento tra le due rive attraverso un ponte di legno. La moderna costruzione si caratterizza per la presenza di un grande arco sospeso di ferro, di circa 80 metri, leggermente inclinato verso l’esterno, che unisce le due sponde e sorregge una passerella in legno resa sicura da un parapetto leggero. Il ponte lungo 75 metri può essere attraversati solamente a piedi o in bicicletta.
I vecchi di Campogalliano, di Freto e di Modena ancora la ricordano. La passerella di legno, da alcuni affettuosamente chiamata ponte della Barchetta, che univa le due sponde del Secchia era la via più rapida e comoda fra le due città. Il ponte di pietra a Ponte Alto sulla statale per Carpi l’avevano messa definitivamente a riposo, le auto non potevano attraversarla e la strada anche se più pericolosa era certamente un percorso molto più veloce. Nonostante ciò erano ancora tanti i campogallianesi che preferivano attraversare il Secchia in bicicletta o in scooter sul ponte della Barchetta e quando nel 1966 le acque in piena del Secchia distrussero definitivamente i piloni di legno su cui appoggiavano provvisorie, ma efficaci putrelle di sostegno delle assi in legno per la passerella, non ne cancellarono il ricordo.
Non poteva essere altrimenti! Un ponte che da secoli collegava le due sponde non poteva essere dimenticato, la storia di Campogalliano è intimamente legata a quel transito. Già nel 1277 – documenta Carla Corti nel suo saggio “Campogalliano nel Medioevo e nel Rinascimento”, “…fu decretato di costruire un ponte sul Secchia, e il luogo prescelto, poiché adatto alla navigazione fluviale, fu Majagallo. Fu precisato che il ponte poteva essere costruito di legno. Per il transito era inoltre fissato il pagamento di un pedaggio”. E il ponte, il passo di Majagallo, successivamente denominato nelle mappe passo della Barchetta, probabilmente perché il transito era garantito da barche, fino al dopoguerra fu uno dei punti di maggior traffico fra Modena e Campogalliano. Al ponte della Barchetta giungeva infatti dalla Madonnina, la strada maestra di Modena.
Il ponte di barche era gestito da un “passatore” che qui aveva casa, una casa alta e turrita per controllare l’andamento del fiume.
Durante l’ultima guerra la passerella, spesso usata dai mezzi tedeschi in alternativa a Ponte Alto, venne bombardata dagli aerei alleati. Dopo il transito venne mantenuto aperto in modo precario e come ricordano ancora i vecchi di Campogalliano si pagava 15 lire per il passaggio sulla passerella. La grande piena del 1966 distrusse definitivamente i piloni di sostegno e con loro un pezzo di storia. Con la realizzazione del Parco fluviale delle Casse di espansione del Secchia ritornò prepotentemente l’esigenza di garantire un collegamento diretto e ciclabile fra la sponda modenese e di Campogalliano. Il Parco infatti è prevalentemente esteso nel comune di Campogalliano, lì si collocano le zone di maggior pregio come i laghi Curiel e i grandi laghi nelle vicinanze della traversa sul fiume.
Si pensò allora alla ricostruzione del ponte della Barchetta come scelta naturale per recuperare un collegamento che poteva rendere fruibile il Parco a migliaia di modenesi, senza costringerli a lunghi tragitti in automobile. Il Comune di Modena e di Campogalliano con felice collaborazione approvarono il progetto del nuovo ponte pedonale ciclabile. Oggi, dopo diverse peripezie, il ponte è pronto. La struttura è degna di nota. Un grande arco sospeso di circa 80 metri, di ferro leggermente inclinato verso l’esterno, unisce le due sponde, e sorregge una passerella in legno resa sicura da un parapetto leggero.
L’opera ha una linea straordinaria, farà forse storcere il naso a chi desiderava l’uso di un materiale più naturale come il legno, ma crediamo conquisterà il giudizio positivo di tutti. Ora è pronta ad accogliere i passanti e a sfidare le ondate di piena del Secchia. Il ponte si colloca felicemente all’incrocio di due importanti direttrici ciclabili: quella che da Modena, porta a Campogalliano e Carpi e quella per Sassuolo. Qui infatti si congiungerà in futuro il Percorso Natura che risalendo il fiume Secchia porterà da Modena fino a Sassuolo. Ci sono voluti parecchi anni per poter camminare sulla passerella della Barchetta, ma valeva la pena aspettare una simile realizzazione. »

Cassa di espansione del fiume Secchia.
Zona Laghi Curiel, via Albone – Campogalliano.
La cassa di espansione del fiume Secchia, realizzata per regolare le piene del fiume, ha acquistato nel tempo valenze naturalistiche di notevole pregio, tanto che l’area è divenuta riserva naturale orientata. Il consorzio che gestisce il territorio offre l’opportunità a scuole e gruppi organizzati di visitare l’area protetta valendosi di guide qualificate.

Per informazioni:
Consorzio di gestione del parco fluviale del Secchia,
telefono: 0522/627902 – fax: 0522/261483.
Il santuario della Beata Vergine della Sassola
Santuario della B.V. della Sassola Via Madonna, Campogalliano
Costruzione del 1745, era stato progettato come tempietto circolare. All’interno sono raccolti un significativo numero di ex voto, che si caratterizzano per la preziosità dei materiali utilizzati e per la varietà dei soggetti.
Nelle campagne di Campogalliano si trova questo santuario eretto, a metà Settecento, per volontà popolare dopo alcune apparizioni della Madonna. Il santuario, costruito dapprima come un piccolo tempio, venne successivamente trasformato; l’attuale aspetto è frutto di una ristrutturazione della fine del secolo scorso. All’interno sono raccolti un significativo numero di ex voto, che si caratterizzano per la preziosità dei materiali utilizzati e per la varietà dei soggetti. Il santuario è sempre aperto nella porta laterale, in caso contrario rivolgersi al custode.

 

Le Montagnole
Si tratta di uno dei primi e più importanti insediamenti stabili, per il quale alcuni hanno ipotizzato un’origine terramaricola, anche se forse la fase più affascinante della sua storia riguarda la realizzazione, alla fine del XVI secolo, di un palazzo e di un giardino di delizie per i Signori di Campogalliano. Le Montagnole Quando parliamo delle “Montagnole” non vi è dubbio che si stia discorrendo di una delle zone più belle e più suggestive di Campogalliano. Dal passato al presente o anche viceversa, in qualunque modo ci si accinga a percorrere la storia di questo angolo di territorio, il viaggio si rivelerà ricco di sorprese, talune addirittura caratterizzate da vicissitudini socio-politiche (se così le possiamo chiamare) che hanno contraddistinto certi momenti storici di Campogalliano. Lo studio della storia delle Montagnole, e delle strutture che vi si trovano, ha aperto un difficile dibattito: si tratta di uno dei primi e più importanti insediamenti stabili del nostro comune, per il quale alcuni hanno ipotizzato un’origine terramaricola, anche se forse la fase più affascinante della sua storia riguarda la realizzazione, alla fine del XVI secolo, di un palazzo e di un giardino di delizie per i Signori di Campogalliano. Ma questa non è la sola ipotesi: da chi furono realizzate le ceramiche, di cui oggi conserviamo diversi frammenti, raccolti da alcuni cittadini appunto sulle Montagnole? Non vi è dubbio comunque, al di là delle vicende particolari, che questa zona abbia non solo un interesse naturalistico per la presenza del parco, ma anche un forte interesse storico, archeologico e culturale da far conoscere. Dopo l’acquisizione dell’area delle Montagnole da parte del Comune di Campogalliano alla metà degli anni ’70, oggi si ripropone il bisogno di una sua più ampia valorizzazione, anche in concomitanza con la conclusione della lunga controversia giudiziaria che, all’epoca dell’esproprio, si aprì tra i precedenti proprietari dell’area e lo stesso comune. Comunque, già alla fine degli anni ’70 negli obiettivi dell’amministrazione comunale era presente un’idea molto chiara: riconoscere questa zona, con i suoi valori storici e culturali, un’area dichiaratamente di pubblica utilità e, in quanto tale, portarla alla fruizione da parte di tutti i cittadini, che fino ad allora non ne avevano potuto apprezzare la caratteristica bellezza. La scelta che fu fatta di ricorrere all’esproprio, per consegnare le Montagnole alla cittadinanza, partiva appunto da questi presupposti: rendere la comunità di Campogalliano titolare dei diritti collettivi di godimento di un bene culturale sia per il valore storico che per quello ambientale in quanto patrimonio naturale di inestimabile valore.

L’oratorio San Rocco e piazza Castello
Il nucleo più suggestivo del centro urbano.
La devozione a S. Rocco, protettore in caso di pestilenze e contagi, è ampiamente documentata a partire dal Medioevo e quasi in ogni borgata gli si volle dedicare una chiesa.
Oratorio S. Rocco e Piazza Castello L’oratorio S. Rocco, inserito sul lato est di piazza Castello – primo nucleo cittadino di Campogalliano -, fu edificato sul finire del XVII secolo in sostituzione del precedente oratorio sorto nel 1576. La devozione a S. Rocco, protettore in caso di pestilenze e contagi, è ampiamente documentata a partire dal Medioevo e quasi in ogni borgata gli si volle dedicare una chiesa. Dopo essere passato nel ’900 a proprietà privata ed essere stato sconsacrato, attualmente è stato acquisito e restaurato completamente, assieme a piazza Castello, dal Comune di Campogalliano. Piazza Castello, agglomerato di abitazioni, nucleo originario del paese, si presentava in epoca medioevale circondata da un fossato ed unita al “castrum” da un ponte. Durante il ’500, la rapida crescita urbana fece sì che le case fossero addossate al tracciato delle fosse che circondavano la piazza. Nel ’700 la zona veniva rappresentata come un raggruppamento compatto di case ad uno o due piani, con edifici porticati. Attualmente i portici risultano essere tamponati, ma la piazza rimane comunque il nucleo più suggestivo di Campogalliano.

La chiesa di Sant’Orsola In piazza Vittorio Emanuele II.
La chiesa sorge sull’area di un’antica cappella dedicata a Sant’Orsola, fondata forse verso la metà del XV secolo.
Nel 1501 la chiesa fu canonicamente eretta in parrocchia e sottoposta al giuspatronato popolare. Oggi si presenta con l’aspetto della ricostruzione del 1795 (e successive modifiche), decisa dai detentori del giuspatronato parrocchiale, anche se l’attuale edificio non corrisponde all’originario progetto. Nel 1830 vennero finanziati ampi lavori, che andarono dal campanile alla stessa chiesa, totalmente trasformata con imponenza monumentale. La chiesa fu così dotata di tre navate, con l’inserimento di un’abside semicircolare, altari fissati ai muri e due portali minori sul frontale. I lavori eseguiti nel successivo secolo toccarono la decorazione interna, le navate, la creazione di nuovi altari e di una cappella del Sacro Cuore. Dei secoli XVI – XVII e XVIII si conservano quattro dipinti, tra cui spicca la pala dedicata a Sant’Orsola, eseguita, tra il 1610 e il 1614, da Lavinia Fontana, pittrice del tardo rinascimento.

Curiosità
– Campogalliano è stata soprannominata la “Città della Bilancia”, data la tradizione di produzione di strumenti di pesatura risalente al tardo medioevo. Nella città esiste anche la più grande industria europea di produzione di Bilance e l’unico museo di bilance in Italia.
– Due volte all’anno, a Campogalliano, si svolgeva un convegno internazionale di Entomologia con entomologi provenienti da tutta Europa. Data l’affluenza sempre più alta di visitatori l’iniziativa è stata spostata in una sede più vicina al centro di Modena.
– Il territorio del comune per la Chiesa Cattolica appartiene a due diverse circoscrizione ecclesiastiche. La parrocchia di Campogalliano e quella di Saliceto Buzzalino appartengono alla Arcidiocesi di Modena-Nonantola, mentre quella di Panzano alla Diocesi di Carpi.

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